Il nuovo Rettore Giorgio Zauli apre il 625° Anno Accademico di Unife

Il 18 dicembre si è tenuta l'inaugurazione del 625° Anno Accademico dell’Università degli studi di Ferrara. La cerimonia si è svolta nella prestigiosa cornice di Palazzo Tassoni Estense, sede del Dipartimento di Architettura di Ateneo, luogo topico nell’evoluzione urbanistica della città, in quanto facente parte dell’Addizione di Borso che si sviluppò a metà del XV secolo.

Il programma, coordinato da Andrea Maggi, direttore dell’Ufficio Comunicazione ed Eventi dell’Università di Ferrara, era accompagnato dal Coro di Ateneo che ha scandito la successione degli interventi.

Secondo tradizione la giornata si è aperta con il corteo accademico preceduto dal Mazziere e al termine dell’Inno italiano, il neo eletto Magnifico Rettore Giorgio Zauli ha iniziato la propria relazione. Innanzitutto ha ricordato con commozione il professor Francesco Dondi, scomparso recentemente, a cui si è accompagnato anche il ricordo di due celebri docenti dell’Alma Mater, Antonio Manzoli e Michele La Placa, maestri del Rettore durante gli studi a Bologna.

Il Rettore Giorgio Zauli ha sottolineato quindi l’orgoglio di appartenere al mondo dell’università e ha dichiarato che l’obiettivo del proprio mandato è quello di rafforzare l’università di Ferrara, motivare le competenze di chi ci lavora e semplificare le procedure per raggiungere un più alto grado di qualità.

In questa prospettiva ha sostenuto che sono le persone a fare la differenza, primi fra tutti gli studenti che devono essere coinvolti tanto nella didattica quanto nei processi educativi a più vasto raggio. Gli studenti, ha detto, sono parte integrante dell’ateneo e il progetto Unitown ne è una risultante esemplare. Identità, città, università: questi i macro temi del progetto ‘Unitown’, la rete europea delle città universitarie, la cui finalità è promuovere le buone pratiche nel rapporto tra comunità cittadina e università ma anche e soprattutto le azioni comuni.

Per ottimizzare questi obiettivi, il Rettore, di fronte alla realtà, ha promosso l’elezione di tre delegati alla didattica, proprio per affrontare il momento difficile dell’Italia, che nel nuovo rapporto OCSE risulta avere una bassa percentuale di laureati e una troppo alta percentuale di abbandono degli studi. Per ribaltare questi dati, l’Università di Ferrara si impegnerà ancora di più nell’internazionalizzazione della didattica, aumentando i corsi in lingua inglese in una prospettiva più ampia di global job. Per veicolare questa politica, ha dichiarato Zauli, bisogna incentivare maggiormente i programmi come Erasmus e quelli post laurea, sia europei che a più ampio raggio. E per una università di qualità, è necessario un maggiore impegno per i corsi di dottorato internazionali e per i titoli congiunti.

Su queste basi, ha affermato il Rettore, bisogna rafforzare la comunicazione e la promozione delle attività universitarie per incentivare le iscrizioni e dedicarsi quindi alla formazione umana dello studente che diventa adulto e cittadino attivo.In questo processo di continuità, già l’università deve agire sempre più contro il precariato. I laureandi devono già sentirsi avviati verso la carriera professionale e quindi è necessario aumentare la collaborazione con le imprese e con il mondo del lavoro. L’università si deve porre inevitabilmente in un dialogo con la società e in un costante impegno nella progettualità al fine di intercettare fondi europei, ministeriali e regionali.

In questa ottica, i dipartimenti sono la vera ricchezza dell’Università di Ferrara e il Rettore ritiene sia fondamentale mantenere i docenti di ruolo, fermarne la dispersione e anzi promuovere l’assunzione di professori ordinari.

Anche sul versante tecnico e amministrativo, Zauli è convinto che bisogna rafforzarne la struttura e l’organizzazione per una maggiore qualità dei servizi. Si deve agire valutando i singoli profili professionali e superare l’attuale condizione di norme asfissianti che affliggono il settore.

Nella propria relazione, il Rettore non ha dimenticato il settore Edilizia e Sicurezza, verso il quale è indirizzato un ulteriore impegno dell’ateneo in sinergia con il territorio. Risultato di questa convergenza è la recente realizzazione del parcheggio fotovoltaico di Cona presso l’ospedale universitario.

Non ultimo, nel programma del mandato Zauli, vi è l’imprescindibile obiettivo di rafforzare i principi di pari opportunità.

Chiudendo con la convinzione di una università e di una società che vedono gli studenti del presente come gli scienziati del domani, il Rettore Giorgio Zauli ha aperto con gioia ed emozione il 625° Anno Accademico.

Sempre secondo tradizione, si è quindi assistito all’entrata in scena della goliardia, caratterizzata dai propri canti e dall’augurio“vita vita” rivolto all’Ateneo e al Rettore, al quale hanno infine donato cibi della gastronomia ferrarese.

Dopo un intermezzo del coro è intervenuto Leonardo Uba, rappresentante degli studenti. Con idee chiare e determinate, ha delineato la cosiddetta massa critica e attiva rappresentata dagli studenti che stanno nella città e nella università di Ferrara. Ha rivendicato le ambizioni professionali della propria generazione e ha indicato i maggiori problemi da risolvere: la disoccupazione e la precarietà. Problemi diffusi e complessi, la cui soluzione è da ricercare con la conoscenza e non con la logica dell’università-azienda, in quanto è imprescindibile la componente umana che integrandosi con la didattica rivela la vera identità e missione dell’università. “Noi vogliamo volare alto” sostiene Leonardo Uba e aggiunge che senza studenti l’università non esisterebbe e che risultano essere proprio loro i datori di lavoro del mondo accademico. Uba ha concluso infine con il motto dell’ateneo estense: Ex labore fructus, il quale sia di monito anche per le nuove generazioni.

Dopo il rappresentante degli studenti vi è stato il discorso di Ingrid Colombari (Presidente del Consiglio del PTA): “Testimoniare il lavoro”. La dottoressa Colombari ha indicato la necessità di una maggiore condivisione e sinergia operativa che portino ad uno studio di proposte concrete per la valorizzazione dell’università. Ha quindi orgogliosamente aggiunto che il blocco dei contratti e la diffusa precarietà non ostacolano l’operatività del personale. Parole chiave del suo intervento sono state “comunicazione e trasparenza”, al fine di un più funzionale coinvolgimento del personale tecnico e amministrativo. Inoltre ha dichiarato necessaria una formazione capillare, puntuale e costante nel tempo.

“Universitas e globalizzazione”, il titolo della prolusione del professor Patrizio Bianchi, recentemente premiato dall’Accademia dei Lincei. L’ex rettore dell’Università di Ferrara, oraAssessore all’Università e Ricerca della Regione Emilia-Romagna ha affermato che la nuova ricchezza non è il mercato ma le persone e la loro cultura e conoscenza, nonché il reciproco scambio per comprendersi.

Nel passaggio fra i due secoli, il terzo mondo è diventato il centro della nuova economia e nel 2009 il dramma della crisi economica mondiale ha cambiato inevitabilmente gli scenari. In questa analisi, il professor Bianchi ha citato “The Wealth of Nations” di Adam Smith, da cui ha evidenziato la capacità produttiva del lavoro, mettendo in risalto la contrapposizione dei termini inglesi “work” e “job”. La prolusione ha quindi delineato che la nuova rivoluzione è caratterizzata dal coniugare mani, testa e cuore e che il valore aggiunto sono le persone, la loro formazione e la ricerca.

Ha quindi ricordato che intorno all’anno Mille le università nascono nella globalità del potere imperiale o papale e che durante le crociate le università ospitano comunque gli scambi di conoscenza tra Cristiani e Islam. Ha poi continuato affermando che sulla base delle ricerche di chi ci ha preceduto bisogna ricomporre la scienza, ma che purtroppo l’Italia non premia l’innovazione eccetto qualche eccezione regionale come l’Emilia-Romagna, il Friuli e il Piemonte.

L’Assessore ha inoltre dichiarato che il cittadino ha il diritto e il dovere di partecipare, qualsiasi sia la sua origine sociale. Bisogna inoltre recuperare i contenuti, in quanto gli strumenti tecnologici non sono sufficienti per veicolare la comunicazione. Interconnessione continua non significa comunicazione proficua e funzionale, cioè utile alla crescita collettiva. Una crescita che in Emilia-Romagna vede le università integrarsi, rispettando i loro singoli statuti. L’ex Rettore ha terminato affermando che abbiamo bisogno di professori ma anche di maestri.

La cerimonia di apertura del 625° Anno Accademico si è quindi conclusa con la consegna del titolo di Professore Emerito a Paolo Ceccarelli.

Il direttore del dipartimento di Architettura Roberto Di Giulio è intervenuto segnalando alcune tappe della prestigiosa carriera del professor Ceccarelli. Negli anni ’60 si era dedicato a ricerche metodologiche presso il MIT di Boston e ad Harvard, in cui l’interdisciplinarietà si rivelava la chiave di lettura. Quindi lo studio di due città come Urbino e Gerico diedero un forte impulso alla sua formazione internazionale. Poi nell’88 organizzò un convegno a Ferrara, “Il mestiere dell’architetto”, giornate in cui venne preso in esame il recupero delle Mura storiche e di alcuni edifici. Nel 1991 il professor Ceccarelli fondò la Facoltà di Architettura e dal 2009 è titolare della cattedra Unesco in “Pianificazione urbana e regionale per lo sviluppo locale sostenibile”.

Infine, il rettore Giorgio Zauli ha letto la laudatio e il Direttore Di Giulio ha consegnato il titolo di Professore Emerito al Prof. Paolo Ceccarelli.

La mattinata si è conclusa con i canti del coro durante l’uscita del corteo accademico.

 

Testo di Filippo Landini

 
 
 
 
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